La delegazione del PD al Parlamento europeo ha organizzato una convention “L’Europa che vogliamo” in cui i parlamentari europei si sono confrontati con il mondo produttivo e la società civili sui principali dossier europei in una serie di tavoli tematici, prima della plenaria in cui sono intervenuti il capo-delegazione Nicola Zingaretti, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri – in precedenza a lungo parlamentare europeo, presidente della Commissione ECON del Parlamento europeo e membro del Gruppo Spinelli, che riunisce i parlamentari europei più federalisti – i capigruppo alla Camera e al Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia, e conclusa dalla Segretaria del PD Elly Schlein, che ha fatto un discorso ad ampio raggio, toccando tutti i principali temi trattati nei tavoli tematici, e delineando una linea esplicitamente federalista.

Schlein ha chiesto l’aiuto della società civile e produttiva per sviluppare idee, per cambiare le politiche dell’UE e dell’Italia, rivendicando come metodo fondamentale da portare al governo del Paese il confronto con la società reale. Ha sottolineato che i dossier cruciali che incidono su comunità, persone, e filiere produttive, sono decisi a livello UE, e che le grand sfide – come  cataclismi geopolitici, crisi climatica ed energetica, pandemia, migrazioni, investimenti – non si risolvono a livello nazionale.

Ha ribadito che il PD è la più grande forza europeista d’Italia, convintamente federalista. L’Europa è sotto attacco e circondata da aggressività militare e commerciale, e per farvi fronte serve un salto in avanti nell’integrazione, come spesso auspicato dal Presidente Mattarella, che ha ringraziato. Per Schlein è indispensabile “superare l’unanimità, con cui non si gestisce nemmeno un condominio”. E se la prevalenza di governi di destra nel Consiglio europeo impedisce di avviare la riforma dei Trattati, bisogna procedere con le cooperazioni rafforzate con chi ci sta, specialmente su competitività e difesa.

Schlein chiede investimenti comuni con debito comune per finanziare un piano industriale, sociale, ambientale, dell’innovazione e della difesa. Si va verso una maggiore regionalizzazione degli scambi e un’accresciuta competizione globale, in cui tutti cercano il controllo delle filiere produttive per ragioni di sicurezza. Serve un’Europa più federale, che è un atto di realismo di fronte al mondo che cambia, ed una questione di sopravvivenza per l’UE nel mondo globale.

Ha chiesto un bilancio europeo più adeguato, criticando la proposta della Commissione e sostenendo quella più ambiziosa del Parlamento Europeo. Ha criticato la spinta alla centralizzazione delle politiche di coesione, e sottolineato la necessità di investimenti comuni, anche con debito comune, anche mediante una  cooperazione rafforzata – come fatto per il debito comune per un prestito all’Ucraina – per difendere e rilanciare l’industria, il modello sociale e la difesa europee.

Ha ricordato il successo del Next Generation EU, frutto della lotta politica del Parlamento Europeo e di David Sassoli, che ne era il Presidente. Ha sottolineato la necessità di finanziare i beni comuni europei, dal fondo europeo per la casa a uno per l’Automotive, alla creazione di un CERN europeo per l’Intelligenza Artificiale.

Ha sottolineato l’importanza di perseguire l’autonomia strategica e la riduzione delle dipendenze, criticando il governo italiano, che invece si oppone al superamento del veto, alla difesa comune, agli investimenti comuni; al sistema ETS, che incentiva le rinnovabili, portandoci ad avere i prezzi dell’energia più alti e a comprare e dipendere sempre più dal gas liquido degli USA. Un governo che non capisce che “un’Europa più forte rende l’Italia più forte”. Che di fronte al dramma a Gaza dove mancano aiuti umanitari, entra come osservatore nel Board of peace, da cui dovrebbe uscire al più presto. Oltre a smettere di opporti alla sospensione dell’accordo commerciale con Israele per violazioni dei diritti umani.

Ha invitato a difendere il multilateralismo, e a ricostruire un nuovo ordine mondiale, a partire dall’Europa, che è un modello democratico di cooperazione, ma che va riformata e rafforzate o soccomberà dall’interno alle forze che la vogliono indebolire. Ha ribadito il sostegno, anche militare, all’Ucraina, auspicando che l’Unione lavori attivamente alla pace, anche individuando un proprio negoziatore, meglio se fosse di un’istituzione UE.

Ha rilanciato l’importanza di implementare i Rapporti di Letta e Draghi e auspicato una vera integrazione fiscale, che permetterebbe di tassare davvero anche le grandi multinazionali, oggi privilegiate rispetto alle piccole e medie imprese.

Ha sottolineato che i diritti civili e sociali sono inscindibili e non negoziabili, sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE, di Nizza. Ha invitato all’unità delle forze progressiste e denunciato che i nazionalisti si uniscono solo nella ricerca di nemici – migranti, comunità LGTB+, Europa, giornalisti, ecc.-, necessari a nascondere i loro fallimenti: in Italia crescita economica irrisoria, salari che hanno perso potere d’acquisto, pressione fiscale al massimo storico.

Ha concluso ricordando che pace e democrazia sono il presupposto indispensabile per la crescita, il benessere, la riduzione delle disuguaglianze, impegnandosi a cerca di andare al governo per prendere l’iniziativa di guidare verso un  salto federale, come proposto dal Manifesto di Ventotene.

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